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  9 . Gli effetti "rivoluzionari" delle innovazioni tecnologiche.
  
  Da: D. S. Landes, Prometeo liberato, Einaudi, Torino, 1978.
     
         Uno   dei  principali  fattori  determinanti  la  rivoluzione
         industriale  furono  le  innovazioni  tecnologiche.  Ad  esse
         infatti  sono  collegate le pi significative  trasformazioni
         del  sistema economico, sia nei processi produttivi  che  nei
         rapporti  sociali: nuove forme di organizzazione industriale;
         concentrazione  delle attivit lavorative negli  stabilimenti
         e   nelle   fabbriche;  netta  distinzione   di   ruoli   tra
         imprenditore  e operaio, non pi proprietario  dei  mezzi  di
         produzione;  specializzazione delle funzioni  produttive.  Ma
         l'aspetto  pi  sensazionale  dell'avanzata  della   tecnica,
         quello   che   contribuisce  a  giustificare   l'uso   stesso
         dell'espressione  "rivoluzione  industriale",  consiste   nel
         fatto  che  essa, come afferma nel seguente passo lo  storico
         statunitense   David   Saul   Landes,   fu   "cumulativa    e
         autopropulsiva":  diversamente da  quanto  era  avvenuto  nei
         secoli    passati,   quando   pure   si   erano    verificati
         miglioramenti  tecnologici, il progresso non si  arrest,  "i
         cambiamenti  generarono cambiamenti", innescando  una  specie
         di  reazione  a catena che coinvolse tutti gli aspetti  della
         vita economica.
     
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     La  Rivoluzione  industriale ebbe inizio nel secolo  diciottesimo
in Inghilterra, donde si diffuse con differenti modalit nei paesi del
continente europeo e in alcune regioni d'oltreoceano, per trasformare,
nell'arco di circa due generazioni, la vita dell'uomo occidentale,  la
natura  della  societ in cui egli viveva e il suo  rapporto  con  gli
altri popoli del mondo.
     Al  centro  della  Rivoluzione industriale vi  fu  una  serie  di
cambiamenti   tecnologici  interdipendenti.  I   progressi   materiali
interessarono tre aree: 1) i congegni meccanici sostituirono l'abilit
dell'uomo; 2) l'energia inanimata, in particolare il vapore, prese  il
posto   della  fatica  di  uomini  e  animali;  3)  ci  fu  un   netto
miglioramento nei metodi di estrazione e di lavorazione delle  materie
prime,   in   particolare  in  quelle  industrie  che  oggi  definiamo
metallurgiche e chimiche.
     In  concomitanza con questi cambiamenti nelle attrezzature e  nei
processi  produttivi,  si realizzarono nuove forme  di  organizzazione
industriale. Le dimensioni dell'unit produttiva crebbero: le macchine
e  l'energia  richiesero  la concentrazione della  manifattura,  e  la
bottega, il laboratorio casalingo cedettero il posto allo stabilimento
e  alla fabbrica. Al tempo stesso, la fabbrica fu qualcosa di pi  che
una  pi grande unit lavorativa. Fu un sistema di produzione,  basato
su  due nuovi protagonisti del processo produttivo, ognuno con le  sue
precise  funzioni e responsabilit: l'imprenditore, che  non  soltanto
assume le maestranze e vende il prodotto finito, ma offre le strutture
tecniche  e  ne  sorveglia l'uso; e l'operaio, non pi possessore  dei
mezzi   di   produzione,  bens  ridotto  al  rango  di  "manodopera":
sottoposto a sorveglianza e disciplina in cambio del salario  che  gli
viene corrisposto.
     Beninteso   la   disciplina  non  era  del  tutto   una   novit.
Determinati tipi di lavoro - ad esempio le grandi opere di costruzione
-  avevano  sempre  richiesto la direzione e  il  coordinamento  degli
sforzi  di  parecchie persone; e molto tempo prima  della  Rivoluzione
industriale  esistevano numerosi grandi opifici  o  "manifatture"  nei
quali  il  tradizionale  lavoro  non meccanizzato  si  svolgeva  sotto
sorveglianza.  Tuttavia la disciplina in tali luoghi era relativamente
elastica  (non  c' caposquadra pi assillante del continuo  clic-clac
della macchina); e cos com'era, non interessava che una piccola parte
della popolazione industriale.
     La  disciplina  di  fabbrica fu un'altra cosa. Essa  richiese,  e
infine cre, nuovi tipi di operai, sottoposti all'inesorabile tirannia
dell'orologio.  Essa inoltre racchiudeva in s i  germi  di  un  nuovo
progresso tecnologico, poich controllare il lavoro significa  poterlo
razionalizzare.  Fin  dall'inizio la specializzazione  delle  funzioni
produttive si spinse nella fabbrica ben oltre i limiti raggiunti nelle
botteghe  e  nei  laboratori  a  domicilio;  e  al  tempo  stesso,  le
difficolt  di  utilizzazione di uomini  e  materiali  in  uno  spazio
limitato     imposero     miglioramenti    nella     planimetria     e
nell'organizzazione della fabbrica. Una catena diretta di  innovazioni
conduce  dai  primi  sforzi,  intesi  a  regolare  il  processo  della
manifattura   in   modo  che  la  materia  prima   discendesse   nello
stabilimento via via che veniva lavorata, fino alle linee di montaggio
e al nastro trasportatore dei giorni nostri.
     Tra  tutti i diversi aspetti del progresso tecnologico l'elemento
comune    l'unit  del  movimento stesso:  i  cambiamenti  generarono
cambiamenti. Anzitutto molti progressi divennero realizzabili solo  in
seguito  a  progressi in campi collegati. La macchina a  vapore    un
esempio  classico di questa interconnessione; fu impossibile  produrre
un  efficiente motore a condensazione sino a quando migliori metodi di
lavorazione   dei   metalli  non  permisero  di   costruire   cilindri
accuratamente   calibrati.  In  secondo  luogo,  gli   incrementi   di
produttivit e di produzione consentiti da una determinata innovazione
non  potevano non ripercuotersi sulle attivit industriali  collegate.
La domanda di carbone fece scendere gli scavi delle miniere sempre pi
in  basso,  finch  non divenne grave il pericolo delle  infiltrazioni
d'acqua;  la risposta fu la creazione di una pompa pi efficiente,  la
macchina  a vapore atmosferica. L'offerta di carbone a basso costo  fu
come un dono del cielo per una siderurgia asfittica per la carenza  di
combustibile.
     L'invenzione  e  la  diffusione delle macchine nella  manifattura
tessile e in altre industrie
     
     p 463 .
     
     crearono un nuovo fabbisogno di energia, quindi di carbone  e  di
motori  a vapore; e tanto questi motori quanto le macchine avevano  un
vorace  appetito di ferro, ci che richiedeva altro carbone  ed  altra
energia. Il vapore poi rese possibile la citt-fabbrica, che assorbiva
inaudite quantit di ferro (quindi di carbone) nei suoi stabilimenti a
pi piani e nei suoi sistemi di approvvigionamento idrico e di scarico
dei rifiuti.
     La  lavorazione  del  flusso  crescente  dei  manufatti  richiese
grandi  quantit di sostanze chimiche: alcali, acidi e  coloranti,  la
cui  produzione  consumava  montagne  di  combustibile.  Tutti  questi
prodotti  - siderurgici, tessili, chimici - dipendevano dal  trasporto
delle  merci  su larga scala, per via di mare e di terra, dalle  fonti
della  materia prima alle fabbriche e nuovamente da queste ai  mercati
vicini e lontani. L'opportunit che venne cos ad aprirsi, insieme con
le potenzialit della nuova tecnologia, diede origine alla ferrovia  e
al  battello a vapore, i quali naturalmente incrementarono la  domanda
di  ferro  e  di combustibili allargando nel contempo gli  sbocchi  di
mercato  per i prodotti delle fabbriche. E cos via, in cerchi  sempre
pi ampi.
     In  questo  senso  la Rivoluzione industriale  segn  una  svolta
decisiva  nella  storia. Prima di essa, i progressi  del  commercio  e
dell'industria,  per  quanto soddisfacenti o  imponenti,  erano  stati
sostanzialmente   superficiali:  pi  ricchezza,  pi   merci,   citt
fiorenti,  mercanti  ricchissimi.  Il  mondo  aveva  conosciuto  altri
periodi  di  prosperit industriale - ad esempio  in  Italia  e  nelle
Fiandre  nel  Medioevo  -,  ma  ogni volta  il  fronte  del  progresso
economico era infine indietreggiato; mancando cambiamenti qualitativi,
non  essendo  migliorata la produttivit di base dell'economia,  nulla
garantiva   che   i   puri  e  semplici  progressi   quantitativi   si
consolidassero.   La   Rivoluzione   industriale,   invece,   inaugur
un'avanzata  cumulativa  e  autopropulsiva  della  tecnica,   le   cui
ripercussioni  dovevano  avvertirsi in tutti gli  aspetti  della  vita
economica.
